INTEGRAZIONE DI SISTEMI E NUOVE FIGURE PROFESSIONALI

Ci siamo lasciati la scorsa volta accennando ad alcuni esempi di scenari possibili che la Domotica ci propone. Dinanzi ad essi è umano desiderare che, anche quando la complessità dei sistemi aumenta, la loro gestione e fruizione rimanga “alla portata di tutti”. Ne viene, quindi, che tra gli obiettivi primari della progettazione dei sistemi da realizzare, oltre alla sicurezza, debba esserci la semplicità di utilizzo. Ciò, tuttavia, non significa che la progettazione di tali sistemi sia cosa banale. Un approccio differente che confluisce nella progettazione integrata, è lo strumento per affrontare in modo ottimale tutte le problematiche dei più differenti casi eterogenei. Tale tipologia di progettazione, con metodi e strumenti specifici, esprime il suo meglio nella realizzazione di nuovi edifici o nelle ristrutturazioni rilevanti, lasciando però le ristrutturazioni ordinarie alla progettazione convenzionale. Parlando di questo tipo di interventi è legittimo fare considerazioni sui costi legati alla Domotica. Pensando alle tecnologie a marchio proprietario, basate prevalentemente su reti cablate, appare chiaro che l’extra spesa sembri giustificata solo nei primi due casi e, visto il numero relativamente basso di interventi di tale tipo, la Domotica sembrerebbe avere poco spazio. Per fortuna però le tecnologie wireless hanno esteso il suo campo di applicabilità.

 

A vantaggio della riduzione dei costi, poi, sono fiorite tecnologie aperte, economiche, versatili, robuste, sicure e funzionali almeno quanto quelle proprietarie. Tali tecnologie hanno consentito un rapidissimo sviluppo di componenti, applicativi software ed interfacce che hanno formato, nel giro di pochi anni, un universo di dispositivi e metodologie utilizzabili per l’integrazione negli edifici. Ritengo doveroso precisare che “aperto” significa che i meccanismi di comunicazione e di interazione sono pubblici, noti e liberamente accessibili ma non che la tecnologia in questione sia insicura o facilmente violabile. 

 

Le tecnologie aperte hanno consentito un vero e proprio salto generazionale nello sviluppo dell’automazione. Di fatto, quello che mancava ai sistemi proprietari era l’interoperabilità. Queste, rimanendo nel concreto sistemi chiusi e vincolati ai tempi e ai modi di sviluppo del marchio produttore soffrivano e molto spesso ancora soffrono di asfissia in un mondo sempre più aperto e interconnesso. Le tecnologie aperte hanno già raggiunto un livello di interoperabilità sorprendente. Nella pratica, oggi è possibile trasformare qualunque apparato elettrico in uno dei componenti di un sistema domotico centralizzato. Così, sistemi differenti hanno finalmente la possibilità di comunicare tra di loro e l’ambiente in cui ci troviamo prende vita in questo nuovo universo interattivo.

 

Le obiezioni, però, fanno sempre presto a spuntare. Nell’ ottica dell’efficienza energetica più volte mi è stato obiettato: “Tutti i sensori impiegati in questi sistemi consumano energia. Quindi, si spende per risparmiare!” Questo è vero ma è la differenza positiva tra risparmiato e speso che rende la cosa non solo eticamente ma anche economicamente valida. Basta pensare che gli attuali dispositivi sono tutti progettati per avere, quando ce ne sono, consumi ridottissimi e nella quasi totalità dei casi consumano meno di un quarto della spia di un comune televisore in stand by. Addirittura alcuni hanno la capacità di raccogliere dall’ ambiente in cui si trovano l’energia di cui hanno bisogno per funzionare.

 

Consumare quanto serve è per me una questione di etica come lo è anche il rispetto per le disabilità e se la Domotica come accennato consente da un lato di evitare gli sprechi di energia, dall’ altro viene incontro alle particolari esigenze  di specifiche utenze diversamente abili.

 

In questo panorama si fanno strada nuove figure professionali che, per propri ambiti, devono avere competenze il più trasversali possibile. Le soft skills divengono, quindi, il patrimonio per l’attuazione dei sistemi integrati. Dunque, accanto al progettista, occorre che si specializzi sempre più anche l’integratore di sistema con competenze che superano quelle puramente elettriche e vanno verso quelle informatiche di programmazione, di sistemistica di rete ed altro ancora. Spesso queste figure saranno chiamate non solo ad integrare sistemi differenti (nella pratica si permette a due o più sistemi diversi di comunicare tra loro e relazionarsi per l’ esecuzione di specifici compiti) ma anche ad “ibridare” sistemi. In sostanza, quello che può essere richiesto è di far nascere un nuovo sistema sulle ceneri di un altro, recuperando quanto possibile a varie ragioni. Credo che dalla spinta propulsiva dei DIYers nasca l’esigenza dei DIFCers (Do It For Customer); così, questi nuovi tecnici-consulenti hanno come obiettivo quello di plasmare un ambiente in perfetta aderenza alle esigenze del singolo o dei gruppi che ne usufruiscono.

 

Tutto ciò definisce un nuovo standard di comfort e, senza dimenticare che anche il divertimento con l’ Home Entertainment  è alla base del benessere, consente di elevare ulteriormente la qualità della vita.

 

MaP